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Biod Coltivare la biodiversità

Agricoltura, foreste e territorio: conservare, innovare, pianificare

Perché un convegno sull’agrobiodiversità
Il 2010 è l’anno della biodiversità. I governi di numerosi paesi hanno riconosciuto l’importanza della biodiversità come parte essenziale dei dialoghi e dei programmi politici, scientifici ed economici con particolare riferimento al “Potsdam Initiative”, al “Kobe Call for Action for Biodiversity”, al Millennium Development Goals e alla Convention on Biological Diversity.
Numerosi governi, diversi centri di ricerca, associazioni ed enti non governativi hanno espresso la loro preoccupazione che la forte perdita di biodiversità, la conseguente riduzione e danno dei servizi ecosistemici possano coinvolgere l’approvvigionamento alimentare e la disponibilità delle risorse idriche e possano ridurre la capacità degli ecosistemi e agroecosistemi di mitigare e adattarsi al cambiamento climatico e mettere a rischio la food/environmental security e i processi economici internazionali.
Il Convegno proposto dalle Direzioni Generali Agricoltura e Sistemi Verdi e Paesaggio della Regione Lombardia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e IREALP rappresenta una tappa importante del percorso più ampio di confronto culturale fra molte componenti della società, dal mondo universitario a quello dei decisori politici, a quello dei produttori e dei consumatori, al fine di discutere sulle attuali conoscenze, sulle possibili scelte, sulle probabili prospettive e sulle opportune politiche.
Un percorso che Regione Lombardia ha avviato per elaborare una strategia comune sulla biodiversità che coinvolga il più largo numero possibile di cittadini, operatori, responsabili dei vari settori dell’agire umano.
Il Convegno quindi costituisce l’occasione per illustrare le diverse esperienze realizzate sul territorio e fissare i successivi appuntamenti, definendo un ben preciso orizzonte di riferimento.
E’ del resto utile approfondire gli aspetti scientifici, di comunicazione, di educazione e migliorare l’interfaccia scienza-politica a livello locale e internazionale per cogliere pienamente i vantaggi degli investimenti fatti sulla biodiversità, come forza motrice che può contribuire a superare la crisi economica promuovendo la creazione di posti di lavoro, generando vantaggi economici e ambientali a medio-lungo periodo.

Riferimenti culturali e valoriali
Uno degli aspetti più importanti della ricchezza biologica di un Paese e dei suoi diversi territori è la grande quantità di informazioni genetiche possedute dalle singole specie animali e vegetali, la varietà di comunità ed ecosistemi. Queste informazioni creano, interagendo fra loro, le basi dell’evoluzione naturale contribuendo a sostenere lo sviluppo della ricchezza materiale, culturale e biologica di un determinato territorio, delle funzioni ecosistemiche anche necessarie all’uomo e della varietà di paesaggio.
La conservazione della biodiversità assume aspetti rilevanti sotto il profilo etico perché rappresenta non solo un bene comune da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento della qualità della vita, ma anche un bene in se stesso, che ha il diritto alla propria esistenza. La decisione dell’ONU di convocare la Conferenza di Rio scaturiva dalla constatazione che le risorse biologiche sono indispensabili per lo sviluppo economico e sociale dell’umanità e che la diversità biologica riveste un valore fondamentale per le generazioni presenti e future, mentre, nello stesso tempo, le minacce alle specie e agli ecosistemi non sono mai state così preoccupanti come oggi.
Il valore dei servizi forniti dagli ecosistemi naturali non sempre viene preso in considerazione quando si definiscono scelte politiche o si programmano interventi su vasta scala. Per queste ragioni il rapporto uomo-economia-ambiente assume spesso caratteristiche complesse che, talvolta, rendono difficili le previsioni sulle conseguenze della perdita di biodiversità.
L’attribuzione di un valore economico alla diversità biologica ed ai sistemi ecologici rappresenta un fattore necessario quando le risorse naturali sono considerate risorse di proprietà comune (il bene comune) e quindi appartenenti all’intera società proprio perché rientrano nei servizi degli ecosistemi. Ne deriva come conseguenza il riconoscimento del diritto delle comunità locali e dei singoli cittadini a veder garantita la conservazione soddisfacente di specie ed habitat presenti in un determinato territorio quale condizione politica e sociale decisiva per la tutela e la valorizzazione consapevole dell’ambiente naturale.
Un esempio concreto dell’applicazione di questo concetto lo si trova nei principi di gestione delle Foreste di Lombardia, decretati dalla Carta delle Foreste siglata il 27.10.2004 dal Presidente della Regione Lombardia e dal presidente di ERSAF, nella quale vengono sancite, tra l’altro, l’importanza e la volontà “ ..di conservazione della biodiversità,… di coinvolgimento delle comunità locali “. Ed è soprattutto questo ultimo elemento che si vuole rafforzare con la consapevolezza che la partecipazione delle comunità locali ai processi decisionali e gestionali, come indicato dalla Commissione Europea (2003), è “un imperativo democratico” imprescindibile ed è un elemento irrinunciabile se si vuol conseguire uno sviluppo sostenibile.

Soggetti coinvolti
Con il Convegno si punta a coinvolgere Università e Istituti di ricerca, Enti e Istituzioni, Enti del Sistema regionale, imprenditori agricoli e forestali, mondo ambientalista, mondo della comunicazione e della scuola.

Obiettivi del convegno
Fra gli obiettivi che Regione Lombardia si propone con il Convegno:
• Evidenziare il contributo che il sistema rurale fornisce alla tutela della biodiversità (sistema agro-silvo-pastorale di pianura, di collina e di montagna): la multifunzionalità delle aziende agricole, il serbatoio di ricchezza biologica delle foreste e dei pascoli regionali, il ruolo della montagna per la valorizzazione dei patrimoni genetici locali, l’importanza delle reti ecologiche in pianura.
• Definire modelli gestionali applicabili nei diversi territori della Lombardia in grado di valorizzare la biodiversità.
• Definire modelli/piani per la gestione degli habitat naturali di interesse comunitario
• Individuare, se necessaria, una cornice normativa (più semplice possibile) che definisca le politiche e il ruolo da assegnare ai diversi soggetti.
• Costruire legami forti e progettualità tra la valorizzazione dell’agro-biodiversità ed Expo 2015.
• Coniugare la valorizzazione dell’agro-biodiversità con le esigenze di innovazione e ricerca del mondo agricolo e forestale.

In particolare si vuole giungere a:
• Attivare la rete rurale della biodiversità lombarda (soggetti e poli territoriali) finalizzata a garantire la conservazione in situ ed ex situ del materiale genetico di interesse regionale, a favorirne la moltiplicazione e ad incentivarne la circolazione.
• Assegnare un ruolo formale ai coltivatori-custodi integrandoli nel sistema nazionale delle risorse fitogenetiche.
• Diffondere modelli di azienda agricola multifunzionale.
• Comunicare i valori etici e culturali che sostanziano l’attività agricola e le sue funzioni sociali (alimentazione, tutela della natura e del paesaggio, conservazione del patrimonio genetico naturale).
• Approfondire il rapporto tra zone rurali, biodiversità e aree protette: acquisire e valutare realisticamente le attuali aspettative, criticità, sinergie in atto e i possibili sviluppi, inclusa l’attivazione di alcune misure del PSR 2007 – 2013.
• Stimolare corrette e aggiornate campagne di informazione sul tema della biodiversità.

 

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